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ENDECASILLABO

 

Verso di undici sillabe (il termine deriva dal greco éndeka, "undici", e syllabé, "sillaba"), misurato tenendo conto dei fenomeni di dialefe e sinalefe e di dieresi e sineresi, e considerando piana (con l'accento sulla penultima sillaba) la parola finale del verso; se invece la parola è sdrucciola, cioè con l'accento sulla terzultima sillaba, il verso ha una sillaba in più, ossia dodici; e se è tronca, ovvero con l'accento sull'ultima sillaba, ne ha una in meno, cioè dieci. L'endecasillabo ha un accento tonico costante sulla 10a sillaba e gli altri accenti principali sono mobili, perlopiù sulla 4a sillaba oppure, in alternativa, sulla 6a; la 4a e la 6a possono essere entrambe toniche, ma non entrambe atone. L'importanza dell'accento tonico sulla 4a e 6a sillaba deriva dal fatto che l'endecasillabo è formato da due membri (separati da una pausa interna al verso, detta "cesura") che corrispondono a un quinario e a un settenario. Se il primo membro è un quinario, l'endecasillabo è chiamato a minore; se il primo membro è un settenario, l'endecasillabo è chiamato a maiore. Poiché sia il quinario sia il settenario possono essere piani, sdruccioli o tronchi, le varianti che ne risultano sono numerose e questo conferisce all'endecasillabo una grande duttilità e spiega la sua impareggiabile fortuna: l'endecasillabo è senza paragone il verso più importante della tradizione metrica italiana dalle origini fino al verso libero del Novecento, che ancora lo sottende come riferimento dominante.

Esempi (tutti tratti da Dante, Inferno, I) delle posizioni più frequenti degli accenti ritmici: "mi ritrovài / per una sélva oscùra" (a minore, 4a, 8a, 10a); "ripresi vìa / per la piàggia disèrta" (a minore, 4a, 7a, 10a); "Nel mèzzo del cammìn / di nòstra vìta" (a maiore, 6a, 10a, con accenti più deboli su 2a e 8a).

L'endecasillabo è spesso legato al sistema delle rime (nella Divina Commedia, in tutta la tradizione epico-cavalleresca compresi Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, nell'Adone di Giambattista Marino e nelle forme metriche del sonetto e della canzone); se invece l'endecasillabo non è legato a tale sistema (tragedie di Vittorio Alfieri, Il Giorno di Giuseppe Parini, i Sepolcri di Ugo Foscolo), prende il nome di "endecasillabo sciolto". Nella metrica greco-latina, con endecasillabo si indica un verso di undici sillabe costanti (endecasillabo alcaico, saffico, falecio).